Nato a Minerbio il 1° giugno 1909, fu testimone delle lotte bracciantili della bassa bolognese dopo il primo conflitto mondiale. Dopo aver lavorato come falegname fino ai 18 anni, decise di entrare in seminario. Studiò a Carpi e fu ordinato sacerdote l’11 settembre 1939, venendo nominato parroco di Burzanella (Camugnano).
Nel 1940 fu richiamato dal maresciallo dei carabinieri per le «incaute parole» espresse sul messaggio di dichiarazione di guerra. Per evitare conseguenze peggiori, su consiglio del cardinale, presentò domanda come cappellano militare, ma fu respinta. Nel 1941 consigliò ai parrocchiani contrari al servizio militare di richiedere l’inquadramento come lavoratori volontari militarizzati in Germania. Il 29 gennaio 1942 accettò di recarsi a Saarbrücken come cappellano dei lavoratori, distinguendosi nella difesa degli operai contro delegati fascisti e dirigenti tedeschi.
Dopo il 25 luglio 1943, per i contrasti con le autorità tedesche sul trattamento degli italiani, fu arrestato a Neustadt e Heidelberg. Ricoverato a Merlebach, riuscì a fuggire durante un bombardamento a Innsbruck e rientrò in Italia con mezzi di fortuna.
Tornato alla parrocchia, consigliò ai fedeli di rispondere alla chiamata della RSI per poi disertare e unirsi alla Resistenza. Favorì così la nascita dei primi gruppi armati e promosse la costruzione di un rifugio antiaereo presso il torrente Vezzano. Nell’inverno 43-44 ospitò ebrei bolognesi guidati da Italo Finzi e 40 frati missionari del Sacro Cuore.
Nel 1944, di fronte alla crescita della lotta partigiana, si collegò alla brigata Stella Rossa di Mario Musolesi. Intervenne presso i comandi tedeschi per mitigare le repressioni e ottenne la liberazione di numerosi rastrellati dopo l’operazione del 19 luglio. Il 26 settembre, appreso dell’imminente attacco che sfociò nell’Eccidio di Marzabotto, tentò invano di avvertire Musolesi; decise quindi di evacuare circa 2.000 persone verso Monte Acuto Ragazza e attraversò il fronte.
Nel dopoguerra aiutò molti partigiani a reinserirsi nella società. Riconosciuto partigiano combattente, fu attivo nell’ANPI, difendendo la memoria della Resistenza e opponendosi alla scarcerazione del maggiore Walter Reder. Raccontò quegli eventi nel libro La Bufera. Morì a Bologna il 17 maggio 2002.